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Parole sul Lago 2002




Seconda Edizione del Premio Letterario Waterman "PAROLE SUL LAGO"





2° premio, sez. Narrativa Scuole Medie Inferiori

Venchiarutti Luca
Classe 1° C
Scuola media di Iseo


Il conte ... all'incontrario


Tutti la chiamavano "Casa degli Spettri". Era un piccolo castello, in parte diroccato, che sorgeva sopra un isolotto al centro del lago d'Iseo.
Ci aveva abitato il Conte L., che non aveva lasciato traccia di sé.
Francesco e Chiara erano due gemelli. Il loro papà, un pescatore, aveva promesso ai due ragazzi di fare una gita sul lago con la sua barca, un naet, dalla forma lunga ed affusolata e dalla chiglia piatta.
Quel giorno il sole picchiava sul lago e la schiuma argentea, prodotta dal remo che affondava nell'acqua, brillava. C'era un leggero vento che faceva svolazzare i bei lunghi capelli di Chiara, una ragazza seria, di solito prudente. Francesco invece era più giocherellone, a volte un pò infantile.
La gita andava a meraviglia quando la prua della barca finì contro uno scoglio che affiorava dall'acqua.
"Chiara, Francesco!" urlò il padre.
I ragazzi non fecero in tempo a rispondere che si ritrovarono in acqua. Per fortuna l'isolotto era lì a un centinaio di metri ed il papà aveva insegnato loro a nuotare bene. Con qualche bracciata tutti raggiunsero la riva e, nascosto fra gli alberi, videro il castello abbandonato.
"Eh! E quello cos'è?" chiesero in coro i fratelli.
"La casa degli spettri..." rispose il papà ancora fradicio dal bagno. "E' un posto misterioso, nessuno ci vuole entrare, si narrano cose strane.....".
A quelle parole Francesco, che era un ribelle per natura, si lanciò verso il portone di legno, invano inseguito dalle urla del padre che gli gridava di tornare indietro. Spostò la trave che teneva ferma la porta e con l'aiuto della sorella si infilò nell'androne. Da lontano sentiva il padre che li implorava di tornare indietro. Ma la voce si faceva sempre più lontana... Poi più nulla.
Francesco, seguito da Chiara, cominciò a percorrere corridoi, stanze, scale, finchè una botola si aprì sotto il loro piedi e li risucchiò verso il basso. Non si sentiva nulla, all'infuori delle urla dei due ragazzi.
"Chiara, stai bene?" disse Francesco.
"Si", rispose la ragazza.
Avevano riaperto gli occhi, dopo il grande spavento, e si erano ritrovati in una grande sala, illuminata da decine di grossi candelabri d'argento. Era una visione inaspettata.
In piedi, davanti a loro c'era un signore con una lunga barba bianca.
"Chi sei" chiese Francesco, incuriosito, ma senza paura.
"Io sono il Conte L. - rispose l'uomo - governatore del Mondo all'Incontrario. Piacere di conoscervi".
"Ma che cos'è esattamente il mondo all'incontrario?" proseguì Francesco.
"Oh, certo, è un mondo in cui le cose sono esattamente contrarie a quelle del vostro. Per esempio qui l'inverno è molto afoso e l'estate gelida, bisogna andare in giro con giubbotti pesanti. Le lezioni, a scuola durano 10 minuti e la ricreazione circa 5 ore".
"Uau" esclamò Francesco.
"Comunque venite a dare un'occhiata" disse il Conte e aprì la porta avviandosi lungo un sentiero che conduceva ad un bellissimo villaggio immerso in una strana campagna.
I ragazzi lo seguirono guardandosi in giro stupiti: gli alberi avevano le radici per aria e la chioma piantata nel terreno. Le case avevano per tetto le fondamenta e come fondamenta il tetto. i pesci volavano nel cielo mentre gli uccelli nuotavano nel fiume. Nel mondo normale tra qualche giorno sarebbe stata Pasqua e qui festeggiavano il Natale.
Incontrarono gruppetti di bambini che giocavano per strada. Domandarono perchè non fossero a scuola e quelli risposero stupiti: "Perchè siamo in vacanza, che scoperta!". Già, perchè in quel fantastico paese l'anno scolastico durava tre mesi e le vacanze nove.
Il sole stava tramontando, cominciava ad imbrunire. Il tempo passava. Francesco guardava a bocca aperta tutte quelle meraviglie, ma Chiara lo richiamò "si fa tardi, dobbiamo andare, il papà starà in pensiero".
Il Conte L. fu d'accordo e si accomiatò dai due ragazzi: "non c'è bisogno che vi chieda di non rivelare l'esistenza di questo mondo magico. Tanto nessuno crede più alla magia. Addio ragazzi e buona fortuna...".
Non ebbero il tempo di rispondere che si trovarono, per incanto, fuori dal castello dove il padre li attendeva disperato.
"Dove siete stati?" gridò piangendo ed abbracciandoli.
"E' una storia lunga, papà" rispose Francesco mentre si tuffava nel lago per tornare a nuoto sulla sponda.
E una volta giunti a casa raccontò del castello e del mondo all'incontrario.
Il papà sorrise ma, naturalmente, non gli credette.
Nessuno crede più alla magia, il conte aveva proprio ragione....



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