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Il fantasma di Sirmione

Tanto tempo fa, vivevano nel castello di Sirmione due giovani sposi innamorati e felici: Ebengardo e la bella Arice.
Essi conducevano una vita serena finchè non accadde il fatale episodio.
Una notte di tempesta bussò alla loro porta un cavaliere: era Elaberto, marchese di feltrino, che chiedeva ospitalità per la notte.
I due giovani lo accolsero come gradito ospite. Ma Elalberto, colpito dall'incredibile bellezza di Arice e incurante di ogni regola d'onore, durante la notte entrò furtivo nella camera della giovane.
Questa, svegliatasi, ingaggiò una lotta disperata contro il suo assalitore, finchè Elalberto, fuori di sè, la pugnalò. In quel mentre, richiamato dai rumori e dalle grida, comparve Ebengardo che, alla vista dell'amata ormai senza vita, uccise con lo stesso pugnale l'infido ospite.
Da allora, narra la leggenda, nelle notti di tempesta si può ancora vedere l'ombra di Ebengardo vagare sconsolata tra le mura del castello, alla ricerca della perduta sposa.

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LE TERME AMATE DAI ROMANI
La cittadina di Sirmione può considerarsi uno dei posti più incantevoli del Benaco (antico nome del lago di Garda). La località era frequentata fin dai tempi antichi per il suo clima mite e le sue acque termali.
Sede di ville signorili in età romana, cantata da Catullo, fu importante anche in età longobarda per il monastero fondatovi dalla regina Ansa, alle dipendenze di quello bresciano di S. Salvatore. Fu poi comune libero, quindi appartenne a Verona e, più tardi, a Venezia.
Tra i suoi notevoli monumenti vi è la Rocca Scaligera, risalente al XIII sec.: venne eretta a presidio del lago e circondata dalle acque che penetrano anche nel caratteristico Porto Vecchio, cinto da mure merlate.


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