Erbusco

Zona di antichi insediamenti: sono stati trovati resti neolitici e di palafitte di un millennio a.C., e si fa l'ipotesi, in localitÓ Spina, di una fortezza gallo-cenomane forse facente capo a un sistema difensivo del Monte Orfano, lambito a nord, in epoca romana, dalla via Gallica: al "Mul┤ del Pil¨", alla Spina, Ŕ stato rinvenuto un cippo romano (oggi conservato nel museo lapidario del Tempio Capitolino a Brescia) che indicava la distanza di 17 miglia dalla cittÓ. Alcuni storici collocano qui la stazione di cambio "Tetellus" (vedi anche Rovato e Ospitaletto) della carta Burdigalense del 335 d.C. Tra gli importanti reperti romani va citata l'architrave, murata nella facciata del Monte di PietÓ in piazza Loggia a Brescia, intitolata a "C. Iulius Caesar Pontif.": a dire che proviene da Erbusco Ŕ lo storico Elia Capriolo; potrebbe essere dedicata sia al famoso Giulio Cesare, sia a qualcuno della sua discendenza imperiale. Nel 1958, presso il crocevia Bonomelli, sono stati scoperti una cisterna, i muri e dei mosaici di una grande villa. Il primo nucleo dell'abitato fu probabilmente, a Zocco di Sopra, l'antico "Alino", pago romano e poi pieve, dove giÓ prima del Mille era un castello per riparare la popolazione dalle incursioni degli Ungari. Qui avevano possessi e avviarono bonifiche il monastero di San Salvatore di Brescia e l'abbazia di Leno, fondati sotto l'ultimo re longobardo Desiderio: dall'immunitÓ fiscale delle loro masserie deriva il nome di Franciacorta (corti franche). Alla Spina esisteva uno xenodochio, dedicato a San Giacomo, che dava ospitalitÓ ai pellegrini diretti a Roma: su questo edificio sorse in seguito il convento dei Cappuccini. Alino, citato in un documento di papa Callisto III del 1123, fu dato in feudo nel 1158, dal vescovo di Brescia Raimondo, ai fratelli Piero e Lanfranco Martinengo: la famiglia aveva giÓ, in zona, degli interessi. Nel 1278 Gemma Cazzago vendette all'ospedale dedicato a Sant'Antonio, di proprietÓ della pieve, un mulino della riva sinistra dell'Oglio. Coinvolti nei conflitti tra guelfi e ghibellini, gli erbuschesi dovettero far fronte al passaggio di Carlo d'Angi˛ (1265) e a quello dell'imperatore Enrico VII (1312). Nel 1326 Azzone Visconti pose nel castello un proprio presidio. Sulla fine del '300 assunse importanza la famiglia Oldofredi, alla quale appartenevano i fratelli Giacomo e Giovanni, che nel 1415 ottennero dall'imperatore Sigismondo la giurisdizione feudale su Erbusco e Adro, ma furono scacciati da Pandolfo Malatesta, chiamato in causa dai locali scontenti. Il paese fu devastato nel 1438 dai viscontei del Piccinino e ripreso per Venezia da Francesco Sforza nel 1440. La fedeltÓ alla Serenissima valse agli erbuschesi privilegi fiscali, che furono tra i motivi della partecipazione alla rivolta antifrancese del 1511, cui partecip˛ Gian Giacomo Martinengo. Nel 1521 passarono rovinosamente i lanzichenecchi di Carlo V. Nel frattempo (1490) i beni dell'ospedale di Sant'Antonio erano passati all'ospedale di Brescia, nonostante l'opposizione dell'amministratore Baldelli de' Baldelli, che si appell˛ a papa Nicol˛ V ottenendone in risposta una minaccia di scomunica, ribadita dai pontefici successivi in una lunga e aspra disputa. Nel 1610 la popolazione di Erbusco ammontava, secondo il Lezze, a 1.400 abitanti, di cui 405 "utili". Funzionavano cinque mulini e c'era un monte di pietÓ con un capitale di 500 ducati. Il paese partecip˛ ai fermenti rivoluzionari (il parroco Giovanni Paolo Bonetti esalt˛ in versi l'albero della libertÓ innalzato dai giacobini) e risorgimentali: nel giugno 1859 molti erbuschesi si unirono ai Cacciatori delle Alpi di Garibaldi.




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