Foresto Sparso

Posto in una verdeggiante conca prativa un tempo quasi interamente coltivata a frutteto, Foresto è oggi un centro industrie sviluppatosi per le molteplici attività tra le quali, rinomata, quella florivivaistica.
Vi si giunge da Credaro attraverso una agevole carreggiata che porta direttamente nel piazzale della chiesa parrocchiale; ai lati, tutt’intorno, si ammira un piacevolissimo paesaggio collinare con filari di viti e cascinali rustici, vere testimonianze architettoniche di una cultura "contadina" ormai quasi irrimediabilmente perduta.
Sotto l’aspetto storico-artistico merita sicuramente una segnalazione la Parrocchiale dedicata a S.Marco Evangelista, edificata nel 1682 a riforma di un preesistente edificio religioso.
L’esterno, quasi austero, sembra contraddire un interno ricco e pregevole, dove la consistente presenza di opere fantoniane la qualifica tra le più apprezzabili chiese della valle Calepio. Dello scultore Andrea Fantoni sono il pulpito, splendido capolavoro barocco d’intaglio; due confessionali, la tribuna dell’altare maggiore con belle sculture in marmo, tre paliotti d’altare in marmo con intarsi e medaglie; l’ancona del Rosario, la cassa dell’organo, oltre agli stalli del coro e al banco dei parati.
Del padre Grazioso Fantoni è invece l’ancona in legno policromo con colonne e statue. Un vero museo dell’attività artistica dei Fantoni di Rovetta.
Tra le tele si distinguono la settecentesca pala della "Madonna del Rosario" e quella dei "Santi Fermo e Rustico" (1707) di Agostino Litterini; sul presbiterio la "Predicazione" ed un "Martirio di S. Marco" di Bartolomeo Litterini.
Foresto diede i natali al leggendario esploratore Gennaro Sora, che nel 1928 comandò la spedizione polare incaricata del recupero della famosa "Tenda Rossa" dei naufraghi del dirigibile "Italia"; nella piazza principale del paese è stato eretto un monumento a ricordo di questo insigne personaggio; un piccolo museo è allestito invece all’interno del Municipio.
In vetta al vicino monte Cunisio si scorge il Santuario di S. Giovanni Battista, meglio noto con il nome di S. Giovanni delle formiche, per la credenza popolare secondo la quale ogni anno il 29 di Agosto, nell’anniversario della decapitazione di S. Giovanni, qui confluivano un gran numero di formiche alate, in realtà attratte dal suono a festa delle campane della chiesetta.
Già citato in fonti documentarie dell’830, l’edificio divenne dimora dei Padri Serviti e quindi proprietà del conte Marco Alessandri. La chiesa ed il complesso, danneggiato da "vandali" e defraudato agli inizi degli anni 70, è stato recentemente restaurato; durante i lavori sono emerse parte delle fondazioni della primitiva chiesetta e, sotto gli intonaci, qualche lacerto d’affresco di età rinascimentale. Il complesso monastico è stato ora adibito a luogo di ristorazione ed è stato completamente restaurato, evidenziando alcuni particolari dell’antica struttura.




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