Passirano

Nel sec. X fu eretto il castello (che già non esisteva più all'inizio del '600 e del quale sono visibili pochi resti) in località San Lorenzo di Camignone, dove attorno al mille i cluniacensi di Rodengo adibirono una cascina a ospizio per i viandanti. Passirano - che fu feudo delle famiglie Fenaroli e Terzi Lana - aveva, oltre a quello noto per il suo perfetto stato di conservazione, un altro castello (ora scomparso) in località Cantone di Sopra: entrambi eretti contro le invasioni ungariche, difendevano i due borghi i cui rappresentanti si riunivano, intorno al 1200, presso le antiche chiese di San Zenone e di San Pietro. Valenzano ebbe origini romane e pare vi avessero proprietà i monasteri bresciani dei Santi Cosma e Damiano e di San Faustino. Fino al 1796, anno del riordino francese del territorio bresciano, l'"ager Valentianus" fu un piccolo comune facente capo alla quadra di Gussago. Nel '400 Passirano sub´ i danni della contesa tra Milano e Venezia. Nel 1511 un Battista da Passirano partecipò alla congiura antifrancese e fu inviato a Venezia a chiederne l'intervento. Nel 1565 fu istituito il monte frumentario per soccorrere i contadini di Camignone e Valenzano: funzionò fino al 1882, quando un regio decreto lo trasformò in Cassa dei prestiti agrari. A Passirano ai primi del '600 il monte di pietà teneva 300 some di biade destinate ai poveri. Era nativo di Passirano padre Fulgenzio Micanzi (1571-1654), segretario di Paolo Sarpi, suo biografo e poi successore nella carica di teologo della repubblica veneta: proveniva dai Servi di Maria del convento di San Rocco. Tra i meriti del Micanzi, l'aver inviato agli olandesi Elzevir per la pubblicazione l'ultimo, fino allora inedito, dialogo di Galilei. Nel 1610 il rettore veneto Giovanni da Lezze contava a Passirano mille abitanti; 300 abitanti a Camignone (dai cui terreni "si cava vini perfettissimi"); 100 abitanti a Valenzano. Durante il contagio del 1630, i cadaveri degli appestati di Monterotondo furono portati probabilmente al cimitero presso l'antica parrocchiale di San Vigilio, della quale non resta oggi traccia. Passirano non accolse favorevolmente i venti della rivoluzione francese: la casa del parroco divenne, nel 1799, riferimento della cospirazione antigiacobina. Fu patriota don Domenico Zamboni, arrestato nei primi anni Venti dell'800 dagli austriaci per alto tradimento e condannato al carcere duro a vita, ridotto poi a un anno di detenzione che lo condusse, comunque, alla tomba.




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