Vigolo

Vigolo (616 m.s.m.) è un piccolo nucleo abitato costruito già in epoca medievale su di un terrazzo morenico alle falde del Monte Cremona. Borgo con connotazione agricola e centro di villeggiatura estiva, oggi l’abitato offre una piacevole sequenza di piccole viuzze e di passaggi sotto arcate che richiamano una antica struttura urbanistica rurale. Attraverso una di queste strette viuzze laterali si raggiunge la chiesa Parrocchiale di S. Maria Assunta, edificata nel 1704 in luogo di una già preesistente; all’interno sono conservate una pregevole tela del primo 500, da alcuni attribuita al pittore bergamasco G.P. Cavagna, raffigurante una "Deposizione di Cristo" ed una raffigurazione dell’"Assunta" di A. Cifrondi (ancona centrale). Notevole infine l’altare in marmo nero ed intarsi policromi, opera degli scultori Manni (XVIII secolo). Interessante il tragitto che dalla Parrocchiale conduce al Santuario del Dosso, costruito a metà del XIX secolo ed abbellito con stucchi ed affreschi nel 1933. Magnifica ed estesa da qui la visuale sul lago e su Montisola. Dal nucleo abitato si raggiunge verso sera la località "Ronchi di Bratta", poche case inserite in una suggestiva vallata ricca di cascine, prati e pinete, dove è sicuramente consigliato intraprendere escursioni o passeggiate. Numerose ed interessanti qui le architetture rustiche, molte della quali ancora utilizzate per fini agricoli o d’allevamento del bestiame. Da Vigolo parte un itinerario in alcuni tra i luoghi più interessanti dell’intera area del monte Bronzone, verso la cosiddetta "Valle delle Tombe", toponimo eloquente, fino al valico del Gombo, dove sono stati ritrovati antichi insediamenti preistorici. ARTE Vigolo è un nucleo abitativo di dimensioni contenute sorto alle falde del monte già in epoca medievale. Oggi è prevalentemente un centro agricolo, ma in periodo estivo diviene meta di molti villeggianti che sono attratti dall’atmosfera arcadica che vi si respira. Attraverso una stretta via laterale si raggiunge la chiesa Parrocchiale di Maria Assunta, edificata dal 1704 al 1718 e consacrata nel 1781, che sostituisce l’antica parrocchiale, demolita nel 1699 per le condizioni rovinose in cui versava. All’esterno la chiesa si presenta semplice e priva di decorazioni, mentre all’interno conserva interessanti testimonianze artistiche. La navata unica a pianta rettangolare è ritmata da quattro altari laterali della bottega del Manni, e si conclude con una zona presbiteriale che dal 1896 è stata oggetto di numerosi rinnovamenti; a questa data è infatti riferibile l’intervento dello stuccatore G.Zenoni e del pittore G.Pezzotta, autore del Crocefisso nel catino absidale e degli affreschi nella volta, che raffigurano l’Assunzione e l’Incoronazione di Maria. Nel 1929 Luigi Angelini progettò un restauro più completo al quale parteciparono stuccatori, doratori e pittori: in particolare si ricordano T.Poloni, autore di molti chiaroscuri, e Umberto Marigliani al quale si devono le medaglie della Natività, dello Sposalizio e della Morte di Maria, oltre ai quattro Evangelisti. Nel 1942 il Poloni intervenne nuovamente per affrescare il Battesimo di Gesù al fonte battesimale. Le pareti della chiesa sono impreziosite da molti dipinti fra i quali spicca la seicentesca pala della Deposizione di Gesù (altare di destra) che a lungo fu attribuita a G.P. Cavagna. Notevole anche la grande pala dell’Assunta nell’ancona centrale, che si deve ad Antonio Cifrondi. L’Orazione di Gesù nell’Orto e la Flagellazione sono invece opera di un autore ignoto. L’altare maggiore presenta un paliotto intarsiato con marmi policromi su fondo nero: nel 1942 esso fu integrato con l’aggiunta della tribuna disegnata da Luigi Angelini. In questa occasione R.Bonizzi sbalzò la porta del tabernacolo. Si ricorda infine la grande statua dell’Assunta, commissionata nel 1947 a Giovanni Avogadri dagli abitanti che avevano fatto voto alla Madonna. La chiesa di San Rocco fu costruita dopo la peste del 1630 in ringraziamento dello scampato pericolo all’epidemia che in paese aveva provocato la morte di circa 200 persone; in origine la chiesa era di dimensioni molto contenute, con un solo altare e la facciata rivolta alla abitazione dei Fenaroli, che godevano del diritto di sepoltura. Nel 1660 l’oratorio fu ingrandito lateralmente e i lavori portarono alla creazione di un nuovo altare, che sostituì quello precedente nell’intitolazione a San Rocco. Molto curiosa la facciata in muratura a vista con aperture ogivali. A circa un chilometro dal centro, sulla strada per Parzanica, si incontra il Santuario della Madonna di Loreto, costruito nel XIX secolo sull’area di una preesistente cappella. Dal 1929 al 1933 questo edificio venne restaurato amorevolmente e abbellito con ogni sorta di decorazione: un certo Mascheretti di Palosco rifece gli stucchi, Tito Poloni realizzò i chiaroscuri, Umberto Marigliani affrescò la volta con la Traslazione della S.Casa e la Sacra Famiglia, l’artista Morzenti dipinse la pala di San Giovanni Bosco nell’altare a sinistra. Percorrendo la sponda occidentale del Lago d’Iseo, una volta arrivati a Tavernola Bergamasca si deve imboccare la stretta e tortuosa strada che, in poco più di sei chilometri, raggiunge il piccolo paese di Vigolo. Ma ben prima di arrivarvi, lo sguardo sarà attirato da una bella chiesa, situata su un marcato dosso, immersa nel verde, con il suo campanile simile ad un faro: il santuario della Madonna di Loreto, localmente noto come Madonna del Dosso. L’edificio attuale venne edificato alla metà dell’800, ma in realtà la devozione mariana di Vigolo è ben più antica, risalendo al XV secolo, durante il pontificato di Papa Paolo II, particolarmente devoto alla Vergine di Loreto. E fu proprio in quei lontani anni che i vigolesi costruirono una piccola cappella intitolata a Maria, lungo la mulattiera che congiungeva il loro paese con Parzanica, in corrispondenza di una sorgente. Oltre un secolo dopo, nel 1587, Papa Sisto V dichiarò la Beata Vergine di Loreto protettrice contro i pirati e i briganti, dando in tal modo nuovo vigore alla devozione verso la piccola cappella mariana. All’epoca, infatti, anche il più breve dei viaggi costituiva una vera "avventura", lungo impervie mulattiere percorribili a cavallo, o al più con piccoli carri a due ruote (le cosiddette cavalcatorie), esposti a tutti i generi di pericoli, compresi i "briganti". Ed eccoci così al 1843, quando la piccola e povera comunità – poco più di 500 abitanti, <> come testimonia il Maironi da Ponte - riuscì a realizzare, a prezzo di ben immaginabili sacrifici economici, il "suo" santuario, conservando però gelosamente, sotto il sagrato, l’antica cappella quattrocentesca, ancora oggi visibile. Anche in questo caso, come per moltissime altre chiese dei nostri paesi, siamo di fronte a un monumento alla fede e alla volontà dei nostri padri, che oggi, con il nostro metro di misura, risulta probabilmente molto difficile comprendere.




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