RUBRICHE
  ·   Mondo  Lavoro
  ·   Ricette
  ·   Cinema
  ·   Meteo
  ·   Il Vangelo di Callisto
  ·   Auto e Motori

 


IL VANGELO DI CALLISTO
IL PENSIERO DEL DÌ DI FESTA

26 Domenica ordinaria 06 Luglio 2003
Marco 5,7-13

Ambasciatori di pace e di amore

Terminavo il "Pensiero del dì di festa" di sabato scorso dicendo che Gesù percorreva i villaggi, ma questo Gesù non deve essere solo quello nato a Betlemme e morto a Gerusalemme quasi duemila anni fa, ma può essere ciascuno di noi che entra in casa propria e nelle case altrui a portare la pace.

Ebbene, il vangelo di questa domenica sviluppa questo tema dicendo che Gesù mandò i suoi discepoli a due a due, diede loro il potere sugli spiriti immondi e ordinò loro che oltre al bastone non prendessero nulla per il viaggio, né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa, ma calzati solo i sandali non indossassero due tuniche. E diceva loro:

''Entrate in una casa e rimanetevi
fino a che ve ne andiate da quel luogo.
E se in qualche luogo non vi riceveranno
e non vi ascolteranno, andandovene
scuotete la polvere di sotto dei vostri piedi
a testimonianza per loro
''.

Andare per le case è un pellegrinaggio ed un impegno che i cattolici hanno dimenticato, lasciando il posto ai Testimoni di Geova. Non posso approvare i seguaci di questa religione perché sono troppo insistenti e alle volte non rispettano la libertà di coloro che non vogliono ascoltarli; inoltre la loro interpretazione della Bibbia mi sembra molto ingenua.
Però nei Testimoni di Geova ammiro il coraggio, ammiro la buona volontà nell'osservanza della parola di Dio che dice: "andate di casa in casa".

I Frati Cappuccini svizzeri tedeschi anni fa eseguivano questo ordine del Signore, e in alcune grandi città, come Zurigo e Ginevra, avevano istaurato l'apostolato a domicilio; cioè andavano di casa in casa a trovare le persone e a parlare loro di Dio; non penso che oggi questo apostolato continui.
Io stesso, come parroco di un grosso quartiere della città di Bellìnzona, mi trovo confrontato con questo dilemma: andare di casa in casa a trovare la popolazione del mio quartiere, oppure lasciare che i cattolici e coloro che si riconoscono membri della Chiesa mi chiamino?... Quasi imporre una mia visita, o attendere una loro visita?... Dico francamente che questo dilemma non l'ho ancora risolto.

Anni fa avevo iniziato un lavoro che si è dimostrato proficuo; ingaggiavo una persona che abitava in un singolo caseggiato, affinché chiedesse a tutti i coinquilini se desideravano la visita del parroco, pregandola poi di segnare su un foglio coloro che mi avrebbero voluto ricevere.
Devo dire che tutte le famiglie, anche quelle non cristiane, eccetto appunto i Testimoni di Geova e pochi altri appartenenti a confessioni quasi ignote, desideravano ricevere la visita del sacerdote, e l'accoglienza era sempre cordiale.
Una volta introdotto nell'appartamento ti facevano accomodare e dovevi rimanere con loro parecchio, perché esponevano tanti problemi e sentivano il bisogno di comunicare e di ricevere una parola buona; alle volte si pregava insieme!
Ho portato avanti questa esperienza per diverso tempo, ma poi, l' aumento della popolazione della mia parrocchia e l'infittirsi degli impegni extra-parrocchiali, hanno congelato questo lavoro.
Chiesi a dei miei parrocchiani se si sentivano di impegnarsi nella visita delle famiglie; pure apprezzando questo lavoro e ritenendolo utilissimo mi risposero che non sarebbero stati accettati e sarebbero stati confusi con i Testimoni di Geova.

Comunque resta il fatto sopra denunciato; noi cristiani siamo troppo chiusi, abbiamo perso la dimensione apostolica, aspettiamo la gente nelle nostre chiese, mentre Gesù dice: "andate di casa in casa". Però - dice il Maestro - andate poveri, non avendo con voi, né pane perché il pane ve lo preparano abbondantemente sulla mensa che vi ospita. Né bisaccia, perché quando partite da queste case vi regalano sempre qualche cosa per il vostro sostentamento, se non altro un'offerta in denaro. Calzate soltanto sandali, perché un messaggero di pace non camminerebbe a suo agio, né dentro gli scarponi militari, né su scarpette con tacchi a spillo.
E non indossate due tuniche, ma abbiate un vestito semplice con il quale potete accostare qualsiasi persona, anche quella vestita meno elegantemente di voi; quindi bando agli abiti firmati.

Le parole di Gesù, registrate nel vangelo di Marco, mi ricordano una figura tradizionale, quella del "fra cercótt", tanto vivo e presente nel mio Ordine cappuccino e che - nel Canton Ticino - è stato incarnato da quel frate che molti ancora ricordano, specialmente nel Mendrisiotto, Luganese e Valle di Blenio, che si chiamava Fra Corrado, e a Bellinzona e dintorni dal "Fra Giúvanin".
Anch'io da giovane, per una o due volte, ho esercitato l'ufficio del questuante, e mi ricordo di essere sempre stato accettato nelle famiglie con un immenso rispetto, che certamente non meritavo così grande, e con una generosità sconfinata.

Penso proprio che anche oggi le porte delle nostre case si riaprirebbero ai veri messaggeri di pace, a quelli rispettosi della libertà, non insistenti, a quelli che si presentano con il cuore e non con i libri, a quelli disposti, non tanto a parlare, quanto piuttosto ad ascoltare, a quelli insomma che spiritualmente hanno il potere dato loro da Dio di scacciare, come dice sempre il vangelo, gli spiriti cattivi.
Sì, le porte si spalancherebbero per coloro, per esempio, che non giudicherebbero perdita di tempo quello speso sedendosi accanto al letto di un ammalato o alla poltrona di una persona anziana che aspetta soltanto di poter parlare con qualcuno, o quello impegnato a consolare una persona afflitta.

Dobbiamo riscoprire questo cristianesimo a domicilio, dobbiamo reinventare l'apostolato nelle case!... Che è cosa diversa della spruzzatina d'acqua santa in occasione della benedizione degli appartamenti!... Ma non siamo soltanto noi sacerdoti che dobbiamo assumere questo ufficio, ma anche i laici, coloro che credono fermamente nel mestiere bellissimo, ma poco praticato, dell'ambasciatore di amore e di pace. Anche i laici possono ritornare a presentarsi nelle case dei loro amici per annunciare quella parola che salva, per asciugare le lacrime, per colmare il cuore di coloro che attendono soltanto consolazione.


@email Informativa Cookies COPYRIGHT © 2001 - 2017 - Realizzato da Unitec Services & Web - P.IVA 01868730597