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IL VANGELO DI CALLISTO
IL PENSIERO DEL DÌ DI FESTA

3. Domenica di Pasqua- 04 Maggio 2003
Luca 24, 35-48

Cristiani coi piedi per terra

Una delle accuse che viene fatta spesso ai cristiani, soprattutto a coloro che sono troppo religiosi fino ad essere ''bigotti'', è quella di essere delle persone agganciate soltanto allo spirituale senza avere i piedi per terra.
Evidentemente chi parla così, accusa una certa fetta di cristianesimo purtroppo ancora esistente, che cerca di osservare forse i primi tre comandamenti, ma dimentica che dopo questi (che riguardano Dio) ce ne sono altri sette che riguardano il prossimo.

Abbiamo già detto - e scritto - che il cristianesimo completo appoggia su due linee: una verticale che si rivolge a Dio, lo adora come l'unico Essere infinito, come l'unico Padre che ci ama, rispetta la sua personalità e non la tira in ballo per ogni stupidaggine, non pronuncia senza rispetto il suo nome, santifica attraverso il riposo e la preghiera il giorno del Signore. Ma poi il cristianesimo si dilata anche attraverso una linea orizzontale che riguarda il comportamento verso gli uomini.

Ed ecco gli altri sette comandamenti che sono un inno, un impegno, un susseguirsi di precetti che invocano un profondo rispetto della vita.
Questa vita, dal cristiano, deve essere difesa dal suo concepimento alla sua morte, deve essere coltivata in tutte le sue espressioni dalla sessualità alla verità, dall'economia agli affetti più profondi che non devono essere intaccati nemmeno da desideri nocivi e fuorvianti.

Ebbene, proprio questo cristianesimo a duplice dimensione, verticale e orizzontale, ci viene espresso in una lettera dell'apostolo Giovanni il quale dice:

''Da questo conosciamo di amare
i figli di Dio,
se amiamo Dio e ne osserviamo
i comandamenti.
Perché in questo consiste l'amore di Dio,
nell'osservare i suoi comandamenti.
E i suoi comandamenti non sono gravosi
''.

Forse a noi, oggi, disturba la stessa parola "comandamento", perché siamo insofferenti di ogni giogo, di ogni comando.
Però, se un comando qualsiasi, anche impegnativo, ci viene da una persona profondamente amata, ecco che lo stesso non risulta un ordine odioso, ma diventa desiderio di accontentare quella persona e di rispondere alle sue esigenze con entusiastica affermazione.

L'apostolo Giovanni dice molto bene che noi manifestiamo l'amore agli uomini se siamo capaci di amare Dio, perché l'amore per Dio e per gli uomini è un unico sentimento che deve coinvolgerci nel profondo del nostro essere. Solo così, dice ancora Giovanni in un suo scritto che sarà letto domani nelle chiese:

Sappiamo di averlo conosciuto:
se osserviamo i suoi comandamenti.
Chi dice: ''Lo conosco'',
e non osserva i comandamenti,
è un bugiardo
e la verità non è in lui,
ma chi osserva la Sua parola
in lui l'amore di Dio è perfetto.

Solo così sapremo dare una risposta affermativa, sia al Padre che è nei cieli, sia ai fratelli che sono con noi sulla terra.
Il battezzato è colui che è passato (dicevamo qualche settimana fa) dalla morte alla vita, è colui che ha saputo trasformare, se non l'odio - almeno l'indifferenza - nell'amore e nel servizio, è colui che di fronte al fratello bisognoso ha sentimenti profondi di corrispondenza, di collaborazione e di aiuto.

Ma dove trova il battezzato la forza di essere attento, sensibile, servizievole verso coloro che condividono con lui e la fratellanza umana e la figliolanza divina?... Questa forza, che lo può spingere fino all'eroismo, il cristiano la trova nell'amore che ha per Dio. Perché è in questo dialogo verso un Essere superiore, profondamente amato e dal quale sappiamo di essere immensamente riamati, che noi troviamo quel coraggio di dedicarci ai nostri fratelli, spendendo per loro anche la nostra stessa vita.

Ma è consolante constatare che ci sono ancora molti uomini che non hanno il coraggio di dirsi cristiani, ma che hanno però la forza di amare i fratelli fino all'eroismo e quindi - senza saperlo - di amare quel Dio che tanto discretamente dona a loro questa forza!


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