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IL VANGELO DI CALLISTO
IL PENSIERO DEL DÌ DI FESTA

Festa della Santissima Trinità 15 Giugno 2003
Matteo 28,16-20

Un solo Dio, ma non solitario!....

Trinità! ... Chi è costei?...
E' un "mistero", e con questa parola i teologi pensano di rispondere a questo interrogativo "misterioso". Ma noi non ci accontentiamo, vogliamo - se non capire - almeno intuire!...

Prima di tutto - giustamente - si osserva che il mistero della SS. Trinità è relativamente recente, in quanto non se ne parla nell'Antico Testamento.
Sì, è inutile cercare una rivelazione precisa della Trinità prima della venuta di Cristo.
Il monoteismo rigoroso del popolo ebraico rende impossibile qualsiasi scoperta in questo senso. Tuttavia, proclamando l'esistenza di un unico Dio, Israele non ha mai pensato a un Dio solo o solitario; fin dai tempi più antichi l'ha sempre percepito come un Dio in dialogo col mondo e col popolo in cui era presente per mezzo della sua alleanza.

Partendo dalla persona di Gesù risorto, il Nuovo Testamento ha intuito il mistero della vita intima di Dio, la Sua unità e la Sua trinità.
Gesù un giorno disse: "lo e il Padre siamo una cosa sola", e in altra occasione ha promesso quello spirito che dal Padre procede. Riflettendo su queste parole la Chiesa primitiva ha compreso che Dio, resuscitando Gesù e innalzandolo alla Sua destra, lo ha stabilito al di sopra di ogni creatura, e ha riconosciuto lo stretto legame che unisce Gesù a Colui che dà vita ai morti, cioè la Sua eguaglianza con Dio.
In altre parole, subito dopo la risurrezione, la Chiesa ha compreso che la vita e l'opera di Gesù sono - in definitiva - l'opera e la vita del Padre e dello Spirito, opera e vita divine.
Perciò sulle orme degli apostoli ancora oggi i cristiani continuano a radunarsi per prendere coscienza di ciò che sono realmente; una Chiesa nata dalla Trinità, che insegna agli uomini che tutti sono figli di Dio e devono comportarsi come tali.

Ed io aggiungo non soltanto chi si fregia del nome cristiano, ma qualsiasi uomo deve ritenersi figlio di Dio, perché qualsiasi uomo è invitato a vedere nel Padre il suo Creatore, nel Figlio (Gesù Cristo) un fratello che l'ha redento dal male e dal peccato, e nello Spirito Santo Colui che l'anima e lo santifica.

Ma avere una visione così larga dalla propria vocazione spirituale -voi mi direte - presuppone la fede. E' vero, l'uomo deve credere in qualche cosa e non penso che abbia molte alternative: o crede in un Dio che si manifesta in tre persone, Creatore, Salvatore, ed Amore, o arrischia di credere di essere lui l'unico dio, creatore e salvatore di se stesso, egocentrato nel più sfacciato amor proprio.
Ma se l'uomo si autodivinizza stia attento a non arrivare, nella sua più alta superbia, a distruggere il creato, ad uccidere il fratello e ad odiare tutto quello che non rientra nel proprio interesse.
L'autodivinizzazione è il grande peccato dell'uomo, è la tentazione di sempre, un pericolo dalle origini, chiamato perciò "peccato originale".
Per vincere questa tentazione è indispensabile la fede!... Ma fede in chi?... In che cosa?...

Fratelli, - e scusatemi se chiamo così tutti i miei lettori - dobbiamo sforzarci tutti di aver fede in un Dio che è Padre e perché tale, crea, cioè mette a disposizione dei suoi figli un mondo (nel senso etimologico della parola) cioè un universo pulito e ordinato.
E quale risposta riconoscente per questo immenso e prezioso dono, l'uomo - figlio di questo Padre - deve credere nel mondo e nella necessità e possibilità di custodirlo e di conservarlo.

Dobbiamo credere in un Dio Salvatore e Liberatore, dono di questo Padre che ha "tanto amato il mondo da inviarci il suo unigenito Figlio".
E quale risposta riconoscente per questo immenso e prezioso dono, l'uomo - fratello di questo Figlio deve credere nella Sua opera di salvezza.
Dobbiamo infine credere in un Dio-Amore, Spirito effuso nei nostri cuori, per mezzo del quale possiamo gridare - come dice Paolo - "Abba, Padre".

E quale risposta riconoscente per questo immenso e prezioso dono, l'uomo, depositario di questo Spirito, deve vivere secondo le Sue ispirazioni, mettendo in pratica il primo e massimo comandamento - ed il secondo che è simile al primo riassumibile ambedue in una parola, in un nome che è lo stesso che ha questo Spirito: "Amore".

Ecco il programma di vita che vince la tentazione dell'autodivinizzazione, professare già con le azioni che con le parole la propria fede in un Dio unico e trino, solo e non solitario.
Chissà se questo programma non possa suscitare l'interesse anche dei miei amici che, pur non andando a Messa, sono stati battezzati nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo?...


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