I Boschi

Risorsa rinnovabile ed irrinunciabile, i boschi rappresentano il vero "cuore verde" di questa terra sebina.
La vegetazione arborea, dopo il multiforme utilizzo del passato, assume ora una nuova e crescente importanza per il contributo che dona ad una armoniosa fisionomia del paesaggio e per il benessere fisico e psichico. Il manto boschivo attuale non è paragonabile al rigoglio forestale dei secoli passati, se Leonardo da Vinci, che conosceva bene il nostro lago, in un suo scritto descrive il Sebino coperto da "densissime selve".
Si può tuttavia affermare che l'attuale situazione forestale è in progressivo miglioramento, anche perché in questi decenni la pressione sul patrimonio boschivo si è ridotta, consentendo ai boschi di acquisire crescente complessità e naturalità. I boschi delle pendici, che si affacciano sul lago o che sono disposti sui versanti meridionali dei rilievi, sono i cosiddetti "boschi termofili"; questi si accontentano di vivere su suoli piuttosto superficiali e pietrosi, sapendo anche tollerare periodi caldi e asciutti grazie alla presenza di specie come la roverella, il carpino nero e l'orniello.
Non si tratta mai di boschi molto densi; di conseguenza nel sottobosco, a partire dalla primavera, allignano le spettacolari fioriture degli ellebori, dell'erba trinità, della pervinca, della peonia, di alcune orchidee spontanee, della cornetta dondolina e dell' aquilegia. Nelle valli più interne dove il clima si fa più fresco ed umido, il consorzio boschivo raggruppa le specie dei "boschi mesofili" come il carpino bianco, l'acero di monte, il frassino maggiore, la rovere, il sorbo di monte e, nelle stazioni ancora più fresche, il faggio, il tiglio ed il sorbo degli uccellatori.
Gli abitanti delle nostre vallate, probabilmente fin dall'epoca romana, hanno sostituito a questi boschi il castagneto. Maestosi e longevi, ancora oggi i grandi castagni perpetuano un paesaggio di rara suggestione che si spinge fino ai margini degli abitati.
Del resto bisogna tener conto che il castagno un tempo era provvidenziale perché, grazie ad esso, la popolazione poteva disporre in abbondanza di castagne, di strame per le stalle, di pali e sostegni per la vite ed infine di legna da ardere. Occupando di massima i terreni originati sui depositi glaciali - presenti su quasi tutte le pendici del Sebino - i castagneti da frutto e i cedui castanili hanno una eccezionale diffusione sul nostro territorio, mentre sfumano nelle altre comunità boschive (querce-carpineti, tilio-frassineti e faggeti) dove cessano i suoli argillosi acidi da loro preferiti.
Un'altra specie arborea, dopo il castagno, impone al paesaggio forestale la sua presenza inconfondibile; si tratta dell'abete rosso, una conifera particolarmente comune e caratteristica dei rilievi più interni dell'arco alpino.
In alcune valli interne, come la Valle del Tombe in località La Bratta a Vigolo o la conca di Zone, la pecceta - attraverso il rimboschimento - è stata forzatamente diffusa sulle pendici un tempo occupate dal faggio, entrando così in contatto, verso il basso, con i castagneti e sfumando, verso l'alto, nelle praterie delle parti più elevate dei nostri rilievi. Certamente questa conifera, con l'invariabile tonalità scura sempreverde della sua chioma, conferisce al nostro paesaggio forestale i toni inconsueti delle peccete della vicina Val Camonica.
Ma sono i principali corsi d'acqua del territorio ad esprimere il maggior rigoglio della vegetazione. I salici bianchi, i pioppi, gli ontani neri ed i platani traggono il massimo profitto dalla grande disponibilità idrica e dai nutrienti presenti nei limi delle sponde, sviluppando chiome che, protendendosi creano una ombrosa galleria al di sopra del corso d'acqua. Nelle valli più interne, sono gli ambienti dove l'acqua scorre rumoreggiando e a volte precipitando da salti di roccia in tondeggianti "marmitte", ad ospitare boschi particolari, detti "boschi di forra".
In questi si ritrovano le specie che rifuggono la calura estiva e la luce diretta del sole e che prediligono l'umidità sia del suolo che dell'aria; è questo il regno dei boschi "meso-igrofili" ad ontani neri, frassini maggiori ed aceri. Nella penombra di tali ambienti, pervasi dal profumo dell'aglio orsino, il piede affonda nella lettiera ricca di humus ed il soffice tappeto di muschio contende lo spazio alle felci che qui hanno modo di sviluppare con particolare rigoglio le proprie fronde.


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