La Valle del Freddo
Storia e Leggenda

Le popolazioni di Endine, Solto Collina e Sovere ricordano la Valle del Freddo con l'antico nome di Valle del Diavolo. Secondo una antica leggenda, infatti, un giorno il Diavolo decise di sfidare Dio. Lo invitò così sulla cima del Monte Clemo, da dove la vista poteva spaziare sulla Valle Camonica e lungo tutta la catena dell'Adamello, sulla Valle Borlezza fino al massiccio della Presolana, sulla Valle Cavallina fino a tutto il bacino del Lago di Endine e sul Lago d'Iseo e Monte Isola, fino quasi alle colline della Franciacorta.
La posta in gioco era naturalmente il dominio sulle anime che popolavano le quattro vallate sottostanti. La sfida consisteva nel lanciare il più lontano possibile uno di quei massi rossastri, arrotondati e grossi, che si trovano sparsi sui pascoli del Monte Cleno.
Satana, sfidante, lanciò per primo e la sua pietra cadde su un colle della località Pratilunghi, posta dinanzi alla Valle del Freddo, rompendosi in quattro.
Dio lanciò allora il suo masso che giunse addirittura al di là della valle, sui prati di Possimo. Il Demonio era sconfitto e, per la collera, picchiò con tale forza il tallone sulla roccia che la montagna si spezzò, inghiottendolo fin nelle viscere dell'inferno. Da qui, il Diavolo iniziò allora ad alitare un vento gelido, una sorta di respiro malefico.
In effetti le grosse pietre esistono, e sono dei massi erratici portati dal ghiacciaio. Provengono dalla media Valle Camonica e sono diverse da tutte le pietre circostanti. Ma oltre alle bocche che emanano aria gelida, esiste anche una enorme spaccatura che separa il Monte Clemo dal Monte Nà (la faglia di scorrimento tra la dolomia norica e la dolomia principale).
La Valle del Freddo, insomma, è stata per molto tempo una terra "tabù".
Solo nel 1939, quando il signor Guido Isnenghi, dilettante appassionato di botanica notò sul cappello di un cacciatore locale una stella alpina colta da poco, si iniziò a comprendere l'unicità di questo luogo.

È degli Anni '60 lo studio sistematico del posto e l'emanazione di due decreti prefettizi di slavaguardia della flora di tutta la compagine del Monte Clemo. Nel frattempo, tuttavia, una prima cava era stata aperta (e una seguì, nel 1973) rispettivamente sul fianco Nord e all'imbocco Ovest della Valle, minacciando di distruggere completamente il biotopo. Fu proprio nel 1973 che nacque, a sua difesa, il Nucleo Ecologico Alta Valcavallina (oggi Nucleo Ecologico Valcavallina-Alto Sebino - Nevas).
Finalmente, nel 1976, la Giunta Regionale della Lombardia decretò la definitiva chiusura della due cave. Oggi la Valle del Frreddo è stata in buona parte acquistata dall'Azienda Regionale delle Foreste, alla quale la Regione Lombardia ha affidato la gestione della Riserva Naturale, ufficialmente istituita il 24 marzo 1982.
Nel frattempo Italia Nostra e il Nevas hanno affittato altri terreni e hanno contribuito alla manutenzione e amministrazione della Riserva.


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